L’orsetto e il lupo


dedicata ai bimbi che fanno storie per mangiare

C’era una volta un’allegra famiglia di orsetti: papà orso, mamma orsa ed il piccolo orsetto. Vivevano felicemente in un grande bosco pieno di altri animali grandi e piccoli. 

Come dicevo, i tre erano felici e vivevano d’amore e d’accordo tranne in alcuni momenti della giornata: quanto era l’ora dei pasti ed il piccolo orsetto doveva mangiare. Il piccolo, infatti, non era di grande appetito e spesso per farlo mangiare ce ne voleva. Questa storia andava avanti da un pò di tempo e papà orso si era contrariato abbastanza fin quando una mattina prese la ferma decisione: da quel momento il piccolino doveva mangiare senza fare storie! 

  • Mamma orsa, – disse papà orso, – è giunto il momento che nostro figliolo inizi a crescere e non faccia più capricci, specialmente per mangiare. 
  • Ma come… – rispose la mamma, – le abbiamo studiate tutte e non vedo cosa si possa fare ancora. 
  • Vedi, quando ero piccolo mio padre per farmi mangiare e non fare capricci… – raccontò così come il vecchio orso era risuscito a farlo mangiare senza che facesse più stramberie. 

Il giorno dopo papà orso si alzò di buon’ora e si avviò nel bosco più fitto. Quando vi giunse cominciò a chiamare. – Compare Lupo, compare Lupo, dove siete compare Lupo? – Nonostante il suo incessante chiamare non ebbe nessuna risposta. Dopo un pò riprese a chiamare: – Compare Lupo, compare Lupo! – ed ecco udì qualcosa. 

  • Chi mi cerca? – disse una voce cavernosa. 
  • Sono io, compare Lupo, sono compare Orso! 
  • Quale buon vento! – riprese compare Lupo. – cosa vi porta qui e dopo così tanto tempo? 
  • Sono venuto a trovarvi perché ho bisogno del vostro aiuto. 
  • Cosa posso fare? – chiese il lupo. 
  • Mi dovete aiutare! Vi ricordate quando ero piccolo? Voi mi faceste spaventare inseguendomi nel bosco ed io, poiché avevo le gambe corte non riuscivo a sfuggirvi. 
  • Ah, sì mi ricordo! Vostro padre mi disse di inseguirvi in modo che voi capiste che bisognava mangiare per diventare forti e robusti per poter affrontare al meglio le insidie del bosco e della vita. 
  • Esatto! Dovete fare la stessa cosa di allora! 
  • Ma io sono vecchio e non sono più allenato a correre! 
  • Ma voi – replicò compare Orso, – non dovete correre per molto. Basta solo un poco, quel tanto da far capire a mio figlio che se non mangia non diventerà grande, robusto e le gambe non gli diventeranno mai così lunghe da potervi sfuggire. 
  • Va bene, mettiamoci d’accordo. 

Così i due elaborarono un piano. Papà orso rientrato a casa, durante la cena disse: – Domani andrò nel bosco a cercare succose more per far cucinare a mamma un buon dolce. 

  • Mi porti con te? – chiese il piccolo. 
  • Certo! 
  • Evviva! – esclamò l’orsetto. – Allora adesso preparo lo zainetto. 
  • Sì, ma fai presto. – disse il papà. – Così vai a letto: domani ci aspetta una grande giornata. 

L’orsetto si chiese come mai il papà considerava una grande giornata il semplice fatto di andare a raccogliere delle more. Forse, pensò, per il motivo che sarebbe stata la prima volta che lo portava con lui nel fitto del bosco. Poi coricandosi e dopo aver ricevuto il bacio della buona notte dalla mamma, si addormentò. 

  • Papà Orso, cosa hai in mente? – chiese la mamma raggiuntolo in cucina 
  • Non ti preoccupare! Mi sono messo d’accordo con compare Lupo. 
  • Mi sento in colpa. Il cucciolo domani… – e così due lacrimoni scesero sul volto di mamma orsa. 
  • Non ti preoccupare, cara. Sarà solo un po’ di paura e niente più. Vedrai che dopo questa esperienza mangerà tutto senza fare più capricci e poi lo facciamo per il suo bene. 
  • Visto che è proprio necessario, ma mi raccomando… 
  • Non averne pensiero e poi ricorda che è pure mio figlio! 

Dopo queste parole i due genitori si avviarono a letto. 

L’indomani alle prime luci dell’alba svegliato dal festoso canto degli uccellini, papà orso si alzò, preparò la colazione e chiamo il figlioletto. 

  • Su, sveglia che è tardi! 
  • Buongiorno, papà! 
  • Buongiorno, piccolo. La colazione è pronta. 
  • Papà, non ho fame. – disse come al solito l’orsetto. 
  • Ma se non mangi, oggi non ce la farai a camminare per tutto il tempo e poi non diventerai mai forte. 
  • Ma io non ho molto appetito! 
  • Dai mangia un po’ e partiamo! 

Il piccolo orsetto, di cattiva voglia, sorseggiò del latte per evitare di contraddire il papà ed evitare che questi indisponendosi lo lasciasse a casa. Presi gli zaini, i due, dopo aver salutato la pensierosa mamma, si avviarono verso il fitto del bosco. Era una giornata meravigliosa, l’aria profumava di erbe e di fiori, tutti gli abitanti del bosco sembravano in fermento ed anche papà orso ed il figlioletto sembravano eccitati. Giunti sul posto ove solitamente il papà trovava le more, il grande orso disse: – Eccoci giunti, raccogliamo le more, ma stai attento a non allontanarti molto, il bosco è pericoloso. 

  • Certamente, papà, stai tranquillo. 

E così i due cominciarono a raccogliere le more più belle. 

  • Eccone una bella grossa! – esclamò l’orsetto. 
  • Qui ve ne sono alte – gli rispose il papà. 

Tutto procedeva bene quando ad un tratto il festoso cantare degli uccellini fu interrotto da un suono sinistro. 

  • Uuuuh, uuuuh! 

Papà si alzò in piedi, ascoltò come se sbigottito e disse trepidante: – Il lupone! Scappiamo! – ed iniziò a correre. 

  • Presto corri! – disse al figlioletto, correndo come se fosse stato inseguito da mille api a cui aveva preso il miele senza che queste ne fossero d’accordo. 
  • Ti seguo, papà. 

Anche il piccolo orso si mise a correre seguendo il papà. Ecco che dal folto degli alberi, facendosi largo tra gli arbusti, sbucò il lupone. Nella sua grigia pelliccia, con la bocca spalancata e bavosa, dando mostra dei suoi denti, ululando si diede all’inseguimento dei due orsi. 

Il piccolino aveva le gambe corte e non riusciva a stare al passo del papà fin quando, rimanendo indietro e sentendo alle spalle il fiatone del lupone, gridò: 

Aiuto, papà, mi sta acchiappando! 

Hai visto cosa succede a non voler mangiare? Si rimane piccoli, le gambe non si allungano e si e vittima dei più forti. 

Il lupone con voce cavernosa, avvicinandosi sempre più disse: – A me piacciono le cose piccole, la carne è più tenera! 

Papa orso girandosi e tornando indietro, prese tra le braccia il figlioletto e riprese a correre verso casa. Il lupone rimase indietro e non riuscì a raggiungerli e fermandosi gli urlò dietro: 

  • Un giorno o l’altro, se tu dovessi rimanere così piccolo ti catturerò e mi farò un bel pranzetto! 
  • Non avverrà mai! – disse il piccolo orso al sicuro tra le braccia del veloce padre. – Da oggi in poi mangerò tutto per diventare grande come il mio papà. 

Da quel giorno il piccolo mangiò tutto. Per una volta ancora il vecchio lupo con la sua disponibilità e con la sua vecchia fama di cattivo era riuscito a rendere grande il piccolo orso. 

Quando il piccolo orso divenne adulto e prese moglie ci fu una grande festa a cui fu invitato da papà e mamma orsa, insieme a tutti gli altri animali del bosco, anche compare lupo. D’innanzi alla meraviglia del giovane orso per quella presenza, papà orso gli svelò il piano che allora aveva messo in atto per farlo mangiare farlo crescere robusto e forte. 

  • Grazie! – disse il giovane orso. – Grazie, Lupone, quando giorno avrò dei figli se questi non dovessero mangiare, mi ricorderò di voi e vi verrò a trovare. 
  • Son troppo vecchio per poterlo rifare, ma c’è già chi mi sostituirà. – così dicendo mostrò con orgoglio il suo figliolo. – sarà lui ad aiutarti! 

Quando si sente nel bosco l’ululato del lupo di sicuro e qualche piccola creatura, che facendo i capricci per mangiare, vi è stata condotta affinché spaventandosi possa crescere forte e robusta.