Da “Gli annali della fantasia” di Orso Dlim
Prima della comparsa dell’uomo, la terra e gli esseri che l’abitavano vivevano in armonia con essa, traendo gioia e godimento dalle semplici cose che si trovavano nella natura.
Tra i tanti abitanti del pianeta vi erano i pesci a cui il Creatore aveva assegnato il possedimento delle acque dei fiumi, laghi, e dei mari che fanno grembo alle rigogliose terre emerse. I pacifici pesci traevano piacere dalle cose semplici che la natura nella sua generosità offriva loro.
La notte quando scendeva il buio e le acque diventavano scure come l’inchiostro, essi salivano in superficie a contemplare uno degli spettacoli più dolci e romantici della natura: la volta stellata.
Alla visione di quelle tremolanti stelle, raccolte nelle varie e più fantasiose costellazioni, i pesci si riposavano delle fatiche diurne, fantasticavano con il pensiero, davano inizio ai loro teneri amori.
Con la comparsa dell’uomo le cose cominciarono a mutare poiché‚ questo, nella sua smania di sapienza e di ricchezza, cominciò a solcare le azzurre acque con barche di diverso tipo e grandezza. Anche l’uomo volgeva al cielo il suo sguardo di notte: i romantici per sognare, i dotti per porsi domande, altri scoprirono che le stelle erano come una carta geografica invisibile di giorno, ma leggibile di notte e così iniziarono a solcare le acque del mare anche quando il sole, nel suo inarrestabile moto, si nascondeva agli uomini.
Questo fu causa di malumore tra i pesci, poiché‚ essi, che di notte godevano e vivevano di quella visione, furono disturbati in questo loro piacere: l’uomo con le sue navi,che aumentavano sempre più con il passar del tempo, non aveva rispetto alcuno per le loro abitudini. Così di notte mentre i tranquilli abitanti del mare erano a galla intenti a rimirare le stelle, spesso venivano travolti dalle carene delle imbarcazioni, riportando, nei casi più lievi, ammaccature e ferite varie.
Una notte accadde l’irreparabile: avvenne che una nave travolse la vecchia balena regina dei mari freddi, lasciandogli una profonda ferita. Fu a questo punto che i pesci riunitosi in consiglio cercarono di porre rimedio contro l’invasione e il pericolo rappresentato dall’uomo con i suoi composti legni.
Fu deciso di dargli battaglia durante i suoi viaggi notturni ed incaricati a combattere furono i pesci martello, che con la loro testa dovevano demolire le carene lignee delle navi, gli squali, i pesci spada e i pesci sega, i primi dotati di affilatissimi denti da far assaggiare agli sfortunati uomini caduti in acqua e i secondi per affrontare anche i più temibili spadaccini terrestri ed i terzi che dovevano completare l’opera di demolizione con le loro affilate seghe.
Ed infatti fu così: le navi di notte venivano attaccate per farle desistere dal continuare la navigazione notturna. Ma la cocciutaggine dell’uomo lo portò a non abbandonare i suoi intenti e così le sporadiche battaglie si trasformarono in una vera e propria guerra.
La notte l’acqua del mare era un brulicare di bellicosità da una parte l’uomo con le sue navi e dall’altra parte gli eletti combattenti del mare: i pesci martello, sega, i pesci spada e i temutissimi squali.
Una volta la battaglia andò oltre la notte a causa della maggiore resistenza offerta dall’uomo. L’acqua, solcata dagli squali con le loro pinne terrificanti, fenduta dalle offensive marziali spade del pesce che le aveva in dono, e i pesci martello con le loro possenti testate che cercavano di demolire le carene delle navi, era spumeggiante e agitata.
Quella mattina il Buon Creatore con il suo occhio benevolo, guardando la terra, vide il mare in fermento e si meravigliò moltissimo, poiché‚ non aveva dato al vento ordine di tuffarvisi e di mutarne la tranquillità. Chiamò prontamente un Angelo affinché‚ controllasse ciò che stava accadendo.
L’Angelo partì subito e raggiunto il posto vide quel che stava avvenendo e venne a conoscenza delle cause che lo avevano determinato; ritornato in cielo riferì i fatti.
Il Creatore rimase un attimo in silenzio, pensieroso nel volto, poi, cambiando le sopite rughe e illuminandosi con un benevolo sorriso, disse:
” Ebbene, poiché l’uomo non può essere fermato a causa del suo destino di migliorarsi e progredire e non trascurando queste più umili creature che abitano le acque e che tanto piacere traggono dalla visione delle tremolanti stelle, ho la soluzione! “
Alzò il braccio destro, puntò l’indice al cielo, ne segnò con il movimento un semicerchio ed man mano che lo spostava la parte del cielo indicata si oscurava, fin quando nel grembo di quel buio tornarono a risplendere le stelle. Scelse le più belle, le più splendenti, ne trasformò l’originale luce bianca in brillanti svariati colori e li fece staccare dal cielo facendole scivolare in mare. Per un attimo la volta celeste fu solcata da migliaia di luminose strisce, fin quando tuffandosi nell’acqua, mutata la vecchia luce con i nuovi fantasiosi colori, vi si immersero.
Ora i pesci avevano le loro stelle da poter ammirare in qualsiasi momento e d’innanzi alle quali riprendere i loro fantastici sogni e i loro teneri amori.
Fu così che la pace ritornò in mare.
Da allora, quando vediamo nella notte il cielo solcato dalla luminosa fiammella di una cadente stella in direzione del mare, è il Buon Creatore che ne continua a fare omaggio alle sue silenziose creature del mare.
